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Fare una cosa alla volta: ritrovare attenzione in un mondo che ci interrompe

Ci siamo abituati a fare molte cose insieme.

Rispondiamo a un messaggio mentre ascoltiamo qualcuno, controlliamo una notifica durante una riunione, pensiamo alla sera mentre stiamo ancora attraversando il mattino. Anche nei momenti di pausa, spesso continuiamo a passare rapidamente da un contenuto all’altro, come se fermarsi su una sola cosa fosse diventato difficile.

Questa modalità può darci la sensazione di essere efficienti. A fine giornata, però, capita di sentirsi molto stanchi senza riuscire a capire bene che cosa abbiamo davvero concluso.

Quello che chiamiamo multitasking è spesso un continuo spostamento dell’attenzione. La mente interrompe un’attività, si orienta verso una nuova richiesta e, poco dopo, deve recuperare il filo di ciò che stava facendo prima.

Ogni passaggio può sembrare insignificante. Ma la somma delle interruzioni richiede energia.

Non è solo una questione di produttività. È anche una questione di presenza.

Quando la nostra attenzione è costantemente divisa, rischiamo di vivere molte esperienze senza sentirci davvero dentro nessuna. Mangiamo pensando al lavoro, lavoriamo pensando a ciò che dobbiamo fare dopo, parliamo con qualcuno mentre una parte di noi rimane rivolta allo schermo.

Siamo presenti fisicamente, ma mentalmente già altrove.

La fatica di essere sempre raggiungibili

La tecnologia ci permette di comunicare, lavorare e accedere rapidamente alle informazioni. Il problema non è lo strumento in sé, ma l’aspettativa di dover essere sempre disponibili.

Ogni suono può sembrare urgente. Ogni messaggio può apparire come qualcosa a cui rispondere subito. Anche quando nessuno ci chiede esplicitamente di farlo, possiamo sentire una pressione interna: controllare, aggiornare, non perdere nulla.

Questa disponibilità continua rende più difficile distinguere ciò che è importante da ciò che richiede semplicemente la nostra attenzione.

A volte non siamo stanchi per la quantità di cose che abbiamo fatto, ma perché non abbiamo mai potuto immergerci completamente in una sola attività. La mente è rimasta per ore in una condizione di attesa, pronta a interrompersi.

Anche il tempo libero può perdere la sua funzione. Guardiamo un film controllando il telefono, facciamo una passeggiata rispondendo ai messaggi, ascoltiamo musica mentre continuiamo a scorrere immagini.

Il corpo sembra essersi fermato, ma l’attenzione continua a correre.

Il multitasking nelle relazioni

La frammentazione dell’attenzione riguarda anche il modo in cui incontriamo gli altri.

Essere ascoltati non significa soltanto avere qualcuno davanti. Significa percepire che, almeno per qualche momento, quella persona è realmente interessata a ciò che stiamo dicendo.

Quando controlliamo frequentemente il telefono durante una conversazione, possiamo comunicare involontariamente che qualunque cosa arrivi dall’esterno potrebbe essere più importante della persona che abbiamo accanto.

Non serve farlo con cattive intenzioni. Spesso è un gesto automatico. Proprio per questo può essere utile accorgersene.

A volte una relazione non ha bisogno di grandi dichiarazioni, ma di dieci minuti di attenzione non divisa. Di una domanda alla quale segue un ascolto vero. Di uno sguardo che non cerca continuamente qualcos’altro.

La presenza non richiede necessariamente molto tempo. Richiede però, almeno per qualche istante, di scegliere dove stare.

Fare una cosa alla volta non significa rallentare tutto

L’idea di concentrarsi su una sola attività può sembrare poco realistica. Le giornate sono complesse, gli imprevisti esistono e alcune situazioni richiedono di gestire più elementi contemporaneamente.

L’obiettivo non è eliminare ogni interruzione né costruire una routine perfetta. Sarebbe un’altra richiesta da aggiungere alle tante che già ci imponiamo.

Possiamo però creare piccoli spazi nei quali proteggere la nostra attenzione.

Terminare un pensiero prima di leggere una notifica.
Lasciare il telefono lontano durante un pasto.
Dedicare un tempo definito alle email.
Camminare per qualche minuto senza riempire subito il silenzio.
Ascoltare una persona senza preparare mentalmente la risposta.

Sono gesti semplici, ma possono restituirci una sensazione spesso trascurata: quella di essere davvero nel luogo in cui ci troviamo.

Fare una cosa alla volta non significa necessariamente fare meno. A volte permette di procedere con maggiore chiarezza, commettere meno errori e sentirsi meno dispersi.

Recuperare il diritto di non rispondere subito

Una parte della fatica contemporanea nasce dalla convinzione che ogni richiesta debba ricevere una risposta immediata.

Ma non tutto è urgente.

Possiamo leggere un messaggio e rispondere più tardi. Possiamo non interrompere una conversazione per controllare una notifica. Possiamo concederci un momento nel quale non siamo disponibili a tutto.

Questo non significa ignorare gli altri. Significa riconoscere che anche l’attenzione è una risorsa limitata e che proteggerla non è egoismo.

Ogni volta che scegliamo consapevolmente a che cosa dedicarci, stiamo anche decidendo che cosa merita la nostra presenza in quel momento.

Forse possiamo iniziare con una domanda molto semplice:

“Dove si trova la mia attenzione, mentre sto facendo questa cosa?”

Non per rimproverarci quando scopriamo di essere distratti, ma per tornare.

Tornare a ciò che stiamo facendo.
Alla persona che abbiamo davanti.
Al nostro corpo.
A un pensiero che non abbiamo ancora terminato.

In un mondo che ci invita continuamente a spostarci altrove, restare può diventare una piccola forma di cura.

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