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Le feste non devono essere perfette

Le festività vengono spesso raccontate come un tempo sospeso, fatto di vicinanza, tavole apparecchiate, luci accese e persone felici di ritrovarsi.

Ma non per tutti è così.

Per qualcuno le feste sono attese con entusiasmo. Per altri portano stanchezza, malinconia, tensioni familiari o il ricordo di chi non c’è più. A volte mettono in evidenza ciò che durante l’anno riusciamo a tenere sullo sfondo: una relazione fragile, una solitudine difficile da nominare, una distanza che non sappiamo come colmare.

E può accadere di sentirsi fuori posto proprio mentre tutto sembra invitare alla gioia.

La pressione di dover stare bene

Durante le festività possiamo percepire una richiesta implicita: essere sereni, disponibili, riconoscenti.

Se siamo tristi, ci diciamo che stiamo rovinando un momento speciale. Se abbiamo bisogno di stare soli, temiamo di sembrare freddi. Se non proviamo entusiasmo, ci domandiamo che cosa ci sia di sbagliato in noi.

Ma una data sul calendario non cancella ciò che stiamo vivendo.

Possiamo amare il Natale e sentire comunque una mancanza. Possiamo essere felici di vedere la famiglia e, allo stesso tempo, aver bisogno di proteggerci da alcune dinamiche. Possiamo sorridere durante una cena e avere dentro una parte stanca o preoccupata.

Le emozioni non diventano meno legittime perché fuori ci sono le luci.

Ritrovarsi non significa tornare come prima

Le feste riportano spesso le persone negli stessi luoghi e negli stessi ruoli.

Torniamo nella casa in cui siamo cresciuti e, senza accorgercene, possiamo sentirci nuovamente il figlio che deve compiacere, quello che media i conflitti o quello che non deve creare problemi.

Anche se siamo cambiati, alcune relazioni continuano a rivolgersi alla persona che eravamo.

Per questo ritrovarsi può essere bello, ma anche faticoso.

Non è necessario affrontare ogni discussione né spiegare ogni scelta. Possiamo cambiare argomento, prenderci una pausa, uscire a fare due passi o decidere quanto tempo trascorrere in una situazione che ci mette in difficoltà.

Mettere un confine non significa amare meno.

A volte significa permettere a un incontro di restare sostenibile.

Le assenze diventano più visibili

Ci sono posti a tavola che sembrano più vuoti durante le feste.

Una persona che non c’è più, una relazione terminata, qualcuno che vive lontano o una famiglia che non ha assunto la forma che avevamo immaginato.

Le ricorrenze hanno il potere di riattivare i ricordi. Un profumo, una canzone o una tradizione possono riportarci improvvisamente a un altro tempo.

Non dobbiamo costringerci a superare rapidamente quella tristezza.

Possiamo nominare chi manca, raccontare un ricordo, mantenere una piccola tradizione oppure scegliere di cambiarla. Non esiste un modo corretto di vivere un’assenza.

Anche il dolore può sedersi con noi, senza cancellare completamente ciò che di bello è ancora presente.

Non tutto deve essere speciale

Le festività possono diventare una lunga lista di cose da organizzare: regali, inviti, spostamenti, pranzi e aspettative da soddisfare.

Nel tentativo di creare un momento perfetto, rischiamo di arrivarci esausti.

Forse non ogni incontro deve essere memorabile. Non ogni regalo deve sorprendere. Non ogni tradizione deve essere mantenuta soltanto perché è sempre stato così.

Possiamo semplificare.

Scegliere una cosa importante e lasciare andare il resto. Chiedere aiuto. Rinunciare a un impegno. Accettare che qualcosa non venga come avevamo immaginato.

La qualità di un momento non dipende dalla sua perfezione.

Spesso resta il modo in cui qualcuno ci ha guardati, una conversazione inattesa, una risata o il sollievo di esserci sentiti accolti senza dover dimostrare nulla.

Attraversare le feste così come siamo

Non abbiamo bisogno di diventare più felici per meritare un posto nelle festività.

Possiamo entrarci con la nostra energia reale, le nostre contraddizioni e ciò che stiamo attraversando.

Forse quest’anno avremo voglia di stare con molte persone. Forse desidereremo più silenzio. Forse sentiremo gratitudine e malinconia nello stesso momento.

Va bene così.

Le feste non devono cancellare la complessità della vita per avere valore. Possono essere un tempo imperfetto, nel quale provare semplicemente a stare un po’ più vicini a ciò che sentiamo.

Forse la domanda non è:

“Come faccio a rendere queste feste perfette?”

Ma:

“Che cosa potrebbe renderle un po’ più gentili per me?”

A volte basta meno di quanto immaginiamo.

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