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Le relazioni fanno parte del nostro benessere

Quando pensiamo alla salute, ci vengono in mente soprattutto l’alimentazione, il movimento, il sonno e la prevenzione.

Più raramente consideriamo la qualità delle nostre relazioni.

Eppure il modo in cui ci sentiamo con gli altri può influenzare profondamente il nostro equilibrio emotivo. Sentirsi ascoltati, poter chiedere aiuto, condividere un momento di difficoltà o sapere di avere un posto nella vita di qualcuno non sono aspetti secondari del benessere.

Le relazioni non eliminano i problemi, ma possono renderli più sostenibili.

Una preoccupazione non scompare necessariamente quando la raccontiamo. Può però diventare meno pesante nel momento in cui non dobbiamo più portarla completamente da soli.

Non conta soltanto quante persone abbiamo intorno

Essere circondati da molte persone non significa necessariamente sentirsi connessi.

Si può provare solitudine anche dentro una relazione, in una famiglia numerosa o in un gruppo di amici. Allo stesso modo, si può avere una rete sociale piccola e sentirsi profondamente sostenuti.

La differenza riguarda spesso la qualità del legame.

Ci sentiamo liberi di mostrare anche le parti fragili? Possiamo dire di essere in difficoltà senza temere di deludere? Abbiamo la sensazione che le nostre parole vengano ascoltate o soltanto aspettate?

Una relazione significativa non è una relazione priva di conflitti. È uno spazio nel quale anche le incomprensioni possono essere affrontate senza che il legame venga continuamente minacciato.

Non sempre serve essere capiti perfettamente. A volte è sufficiente sentire che l’altro sta provando a comprenderci.

I legami si costruiscono nelle piccole cose

Quando pensiamo alla vicinanza, immaginiamo spesso grandi conversazioni, gesti memorabili o momenti eccezionali.

In realtà molte relazioni vengono mantenute da azioni semplici e ripetute.

Un messaggio inviato senza un motivo particolare.
Una telefonata fatta perché abbiamo pensato a qualcuno.
Un pasto condiviso senza fretta.
Una domanda alla quale concediamo il tempo di ricevere una risposta vera.

Questi gesti possono sembrare piccoli, ma comunicano qualcosa di importante:

“Ti vedo. Mi ricordo di te. Ci sono.”

Non è necessario trovare sempre le parole giuste. Quando una persona soffre, possiamo sentirci in difficoltà perché vorremmo consolarla, risolvere il problema o dire qualcosa capace di cambiare ciò che sta vivendo.

A volte, però, la presenza è più utile della soluzione.

Possiamo dire: “Non so bene che cosa dirti, ma sono qui”. Possiamo ascoltare senza cercare immediatamente il lato positivo. Possiamo rispettare il silenzio senza riempirlo per forza.

Stare accanto a qualcuno significa anche tollerare di non poter aggiustare tutto.

Prendersi cura di una relazione non significa annullarsi

Parlare dell’importanza dei legami non significa sostenere che dobbiamo mantenere ogni relazione o renderci sempre disponibili.

Non tutti i rapporti ci fanno bene. Alcuni possono diventare sbilanciati, svalutanti o eccessivamente faticosi. Altri appartengono a una fase della vita che si è conclusa, anche se accettarlo può far male.

La vicinanza autentica ha bisogno anche di confini.

Dire di no, chiedere rispetto, esprimere un bisogno o prendere una distanza non significa necessariamente amare meno. Può essere il modo attraverso cui proteggiamo sia noi stessi sia la relazione da un accumulo di risentimento e stanchezza.

A volte continuiamo a essere presenti per paura di perdere l’altro, anche quando quella presenza ci svuota. Accettiamo richieste che non possiamo sostenere, evitiamo di esprimere il nostro disagio e cerchiamo di essere sempre comprensivi.

Ma una relazione nella quale possiamo esistere soltanto rinunciando a noi stessi difficilmente può essere davvero nutriente.

Prendersi cura di un legame significa poter essere vicini senza scomparire.

Il coraggio di cercare gli altri

Ci sono momenti in cui avremmo bisogno di qualcuno, ma facciamo fatica a cercarlo.

Temiamo di disturbare, di sembrare deboli o di essere un peso. Aspettiamo che l’altro si accorga da solo di come stiamo, e quando questo non accade possiamo sentirci ancora più soli.

Chiedere aiuto non è sempre naturale. Soprattutto per chi è abituato a essere la persona forte, affidabile o disponibile per tutti.

Possiamo iniziare da una richiesta semplice e concreta:

“Ti va di sentirci?”
“Avrei bisogno di parlarti.”
“Oggi non sto molto bene, puoi restare un po’ con me?”

L’altro potrebbe non comprendere subito ciò di cui abbiamo bisogno. Potrebbe non essere disponibile in quel momento. Questo può fare male, ma non significa che la nostra richiesta fosse sbagliata.

Cercare vicinanza comporta una certa vulnerabilità. Significa accettare che non possiamo controllare completamente la risposta dell’altro.

Ma significa anche offrirgli la possibilità di esserci.

Anche noi possiamo diventare un luogo sicuro

Coltivare relazioni significative non riguarda soltanto ciò che riceviamo. Riguarda anche il modo in cui scegliamo di stare con gli altri.

Possiamo domandarci se ascoltiamo davvero o se attendiamo soltanto il nostro turno per parlare. Se rispettiamo i confini altrui. Se sappiamo chiedere scusa quando feriamo qualcuno. Se lasciamo spazio anche alle emozioni che ci mettono a disagio.

Essere una presenza sicura non significa avere sempre la risposta giusta. Significa essere affidabili, autentici e disponibili a riconoscere i propri errori.

Le relazioni non diventano profonde perché sono perfette. Diventano profonde quando possono attraversare anche le imperfezioni senza perdere completamente la possibilità del dialogo.

Forse oggi possiamo chiederci:

“Quale relazione vorrei nutrire un po’ di più?”

Non serve necessariamente un grande gesto.

Può bastare scrivere a una persona alla quale pensiamo da tempo. Ascoltare senza fretta chi abbiamo accanto. Ringraziare qualcuno per una presenza che abbiamo dato per scontata.

La vicinanza si costruisce lentamente.

Una parola, un gesto e un incontro alla volta.

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