Ci sono giornate che si scrivono nel cuore, prima ancora che nelle agende.
La Giornata dell’Arte di Vivere Bene è stata una di quelle.
Un intreccio prezioso di voci, emozioni, ascolto e bellezza condivisa: è così che vogliamo ricordarla e raccontarla.
Più di 80 persone hanno scelto di esserci, e con la loro presenza hanno trasformato questa giornata in un’esperienza viva, intensa, indimenticabile.
La mattina è iniziata con il cielo coperto, quasi a volerci invitare a cominciare da dentro, in ascolto silenzioso.
Poi, piano piano, la giornata si è aperta: il sole ha fatto capolino e ci ha concesso l’accesso al giardino, regalandoci la possibilità di stare all’aperto, muoverci, respirare, ritrovarci anche nella natura.
C’è stato spazio per ascoltare, per parlare, per fermarsi, per prendersi cura.
Ognuno ha portato qualcosa: un pensiero, una domanda, un’emozione, una storia da scambiare.
L’arte è stata il filo conduttore, il ponte tra dentro e fuori, tra passato e futuro, tra me e l’altro.
Attraverso laboratori esperienziali, parole che toccano, gesti semplici ma profondi, abbiamo scoperto (o riscoperto) quanto l’arte sappia aprire spazi di consapevolezza, di sollievo, di contatto con ciò che ci muove dentro.
L’arte come possibilità di cura, come linguaggio capace di parlare là dove le parole non bastano.
Il cuore della giornata ha pulsato tra conferenze e laboratori esperienziali, dove la conoscenza ha incontrato la sensibilità.
Tre momenti di approfondimento ci hanno guidati in riflessioni intense e accessibili:
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La prima conferenza è stata condotta dalla dott.ssa Chiara D’Adda, specialista in medicina nutrizionale, che ci ha parlato dell’arte del mangiar bene, raccontando il cibo non solo come nutrimento, ma come gesto di cura, attenzione e presenza.
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La seconda ci ha portati nell’arte come ponte tra epoche e culture, tra dentro e fuori: con la dott.ssa Serena Miglio e il dott. Federico Maffezzoni, psicologi clinici, e la dott.ssa Annamaria Lombardi, responsabile della didattica del Museo Diocesano, abbiamo esplorato come la creatività possa essere linguaggio universale, accesso all’intimità e alla connessione tra persone.
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Infine, l’arte del prendersi cura ci ha profondamente commossi: grazie alla testimonianza della dott.ssa Santina Bianchini e della dott.ssa Antonella Bertolotti di Intermed Onlus, abbiamo sentito la potenza dei gesti, capaci di trasformare le relazioni e lasciare tracce profonde.
Nei laboratori, ciascuno ha potuto sperimentare in prima persona modi diversi di stare con sé e con gli altri:
Abbiamo dato forma alle emozioni con l’arteterapia, tra collage, carta, immagini, senza il bisogno di “saper disegnare”: bastava esserci. A guidarci, l’arteterapeuta Ivana Alosa.
Con la fototerapia, una foto scelta quasi “per caso” – ma nulla era un caso – è diventata la chiave per raccontare qualcosa di profondo. Le immagini, anche quelle selezionate d’istinto, parlano di noi, delle nostre storie, delle emozioni che spesso non trovano parole, e in quel contesto sicuro hanno potuto finalmente emergere. Ce ne ha fatto fare esperienza il fototerapeuta Roberto Vigasio.
Le visualizzazioni guidate ci hanno accompagnati in un viaggio intimo e potente, fatto di immagini, simboli, intuizioni. Chi ha chiuso gli occhi si è ritrovato a esplorare parti di sé spesso dimenticate, scoprendo connessioni inaspettate, emozioni sopite, risposte che stavano già dentro. Questo momento è stato guidato con delicatezza e competenza dagli psicologi clinici o Dott. Federico Maffezzoni e la Dott.ssa Serena Miglio.
C’è stato spazio anche per scoprire quanto un gesto semplice possa diventare rituale di cura: con l’erborista Marco Romanelli abbiamo preparato e degustato tisane, rallentando.
E attraverso i profumi legati alla memoria, grazie al lavoro sensibile del dott. Adnan Adbaya, abbiamo lasciato che l’olfatto ci guidasse verso ricordi lontani o sensazioni nuove.
E per chi ha sentito il bisogno di silenzio, c’era la possibilità di sedersi sotto gli alberi, in una meditazione individuale all’aperto, per ritrovare un contatto con la natura, con il respiro, con qualcosa di essenziale e autentico.
Abbiamo respirato insieme.
Ci siamo guardati negli occhi.
Abbiamo condiviso silenzi pieni di significato e parole leggere ma dense.
La gentilezza è stata una delle protagoniste silenziose ma potenti di questa giornata.
Una gentilezza concreta, fatta di accoglienza, di rispetto dei tempi, di piccoli gesti che costruiscono fiducia.
Tra i tanti messaggi ricevuti dopo l’evento, ne condividiamo alcuni che raccontano meglio di qualsiasi descrizione l’intensità e la bellezza di questa giornata:
“Una sola parola: GRATITUDINE.
Grazie per ogni sorriso ricevuto, grazie per ogni sguardo incrociato, grazie per ogni abbraccio che ha illuminato il cuore,
grazie per ogni condivisione,
grazie alle mani che mi hanno sostenuta nel fare scale che sembravano impossibili,
grazie per avermi svelato le bellezze di Brescia,
grazie ai nuovi amici e a quelli già conosciuti.”
“Ci avete curati senza saperlo.”
“Quattro ore in serenità, tanta roba!!!”
“Non pensavo che un laboratorio mi potesse far commuovere così. È successo. Grazie.”
“Ho ritrovato me stessa in un disegno, in una parola detta da un’altra persona, in un silenzio condiviso.”
“In un mondo che corre, oggi mi sono sentita fermare con delicatezza. E ne avevo bisogno.”
“Oggi non mi sono mai sentita fuori posto. C’era spazio per tutti. E per ogni emozione.”
Un sentito ringraziamento anche alla Dott.ssa Graziella Bragaglio, presidente della Fondazione B&B, per il suo sostegno, la visione e la fiducia nel valore di queste esperienze condivise.
Un grazie speciale a Radio Bruno per la partecipazione e l’attenzione dedicata all’evento. E un grazie di cuore a Giorgio Salvetti Sodano, per il suo contributo sempre prezioso e mai banale: con la sua presenza, ogni nostro incontro si arricchisce di uno sguardo originale e profondo, capace di aggiungere sempre qualcosa in più.
Grazie al Museo Diocesano di Brescia per averci accolti in uno spazio così ricco di storia, arte e bellezza, che ha saputo fare da cornice perfetta ai nostri momenti di ascolto, riflessione e incontro.
Grazie ai professionisti, a chi ha partecipato, a chi ha ascoltato, a chi si è messo in gioco, a chi ha facilitato, a chi ha contribuito con la propria presenza.
Grazie a chi ha scelto di esserci, con autenticità.
Ci portiamo a casa semi preziosi: riflessioni, connessioni, nuove domande e qualche risposta inaspettata.
Ma soprattutto, ci portiamo il ricordo vivo di una comunità che si è data il permesso di rallentare, di sentire, di stare insieme.
L’Arte di Vivere Bene non è una meta, ma un modo di camminare.
E noi, oggi più che mai, sappiamo che farlo insieme è il primo passo per stare bene davvero.















